7 Gennaio 2011

Ugo Foscolo

simbolo dell'Unità

Come alcuni di voi miei pochissimi lettori avrete ormai subodorato, io sono una donna d’altri tempi. Diciamo che mi sento lo spirito dell’eroina ottocentesca trapiantato in una piatta quanto a volte squallida realtà materiale post-decadente. Questa premessa può forse giustificare il mio presente stato d’animo di fronte alle polemiche che – come era prevedibile accadesse – accompagnano quello che dovrebbe essere un momento di profonda partecipazione civica e, non ho vergogna di dire patriottica, che dovrebbe coinvolgere tutti i figli del bello Italico suolo ove il sì suona: l’inizio delle celebrazioni dei Centocinquanta anni dalla nascita del nostro Stato Unitario.

Nel mio cuore io mi sento profondamente emozionata per questo evento: sono Italiana, grazie a Dio, e me ne vanto! Sì, sono Italiana! e per me esserlo non significa essere accomunata a Totò Riina, Tommaso Buscetta, Nitto Santapaola o essere stereotipata come uno dei potenziali elettori di Berlusconi. Per me essere Italiana significa avere l’orgogliosa consapevolezza che nelle mie vene scorre quello stesso sangue che ha fatto grande la mia Nazione nelle Lettere, nelle Arti, nelle Scienze e nella Filosofia. Significa poter condividere in Santa Croce quegli stessi sentimenti di affinità e ‘parentela’ spirituale che ispirarono a Foscolo la stesura dei Sepolcri: contemplando le tombe di Galileo, Alfieri, Michelangelo, poter orgogliosamente vantare un comune sentimento di appartenenza che restituisce un senso ad una identità nazionale troppo spesso calpestata, se non vilipesa.

E’ questo il motivo per il quale non riesco a tollerare, da cittadina ORGOGLIOSAMENTE ITALIANA quale sono e sempre sarò, l’impudenza con la quale individui che fortunosamente hanno guadagnato la ribalta delle rappresentanze istituzionali osano lanciare un vero e proprio ricatto ai vertici delle Istituzioni, alla Nazione tutta e, in ultima analisi, alla Storia: o si fa il federalismo oppure boicottiamo i festeggiamenti. Intanto faccio rilevare che in nessuna Nazione Europea esiste un partito politico che abbia una tale tracotanza. La civilissima e (guardacaso) ricchissima Germania ha anzi lottato aspramente per una riunificazione della quale ha recentemente celebrato con grande orgoglio e dispendio di mezzi (nonostante la crisi economica!) il fortunato ventennale. Noi Italiani invece, piuttosto che benedire la Provvidenza Divina la quale ci ha fatto figli di un Paese dove dall’età della pietra in poi è stato un fiorire di gemme culturali, ci impelaghiamo in pretestuosi dibattiti politici, prestando il fianco a ricatti di gentaglia che ripudia le proprie ascendenze, salvo usufruire con delittuosa disinvoltura di tutti quei privilegi di casta annessi al malcostume che sulla carta si propone di osteggiare.

Ora mi si passi la citazione scalfariana della quale non vado per nulla orgogliosa: IO NON CI STO! E non mi si venga a dire che il Risorgimento è stato un periodo ambiguo che va ‘contestualizzato’ come le barzellette di Berlusconi. In questa posizione riconosco uno stratagemma di certa Sinistra chic per strizzare l’occhiolino ai numeri della Lega salvando al contempo il proprio atavico scetticismo nei confronti del sentimento patriottico. Io mi chiedo: cosa c’è di male nell’essere orgogliosi delle proprie radici? Cosa c’è di male nel celebrare l’eroismo dei propri fratelli, vivi e vegeti o passati a miglior vita che siano? Chi di noi abbia mai avuto un suo compaesano o concittadino che si sia distinto in una disciplina sportiva non ha sentito l’orgoglio della comune appartenenza campanilistica? E perché quello stesso che esulta essendo conterraneo di Roberto Baggio o Francesco Totti dovrebbe vergognarsi di manifestare il proprio orgoglio di appartenere ad una Nazione che ha sempre prodotto talenti anche più grandi in tutti i campi, dello Scibile come dell’Azione?

Mi dispiace, cari signori, ma finché esisterà qualcuno capace di far mente locale e riconoscere il Valore dei Grandi, a nulla serviranno i vostri squallidi ricatti. E’ questo che bisogna celebrare: la grandezza dei Padri, perché sia d’esempio ai Figli. E questa non è retorica: è semplicemente il senso più vero ed autentico di un sentimento di appartenenza nazionale che troppo a lungo ci siamo negati, attirandoci per questo lo scherno di tutto il mondo. Perché non facciamo una piega se l’Americano scatta sull’attenti al suo tutto sommato povero ‘America!’ e ci vergognamo di cantare a squarciagola un inno che è stato composto sul letto di morte da un giovanissimo eroe che moriva per una Causa Ideale? Semplice: chi si vergogna è quello stesso che oggi fa un uso rapace delle opportunità economiche che anche da quel sacrificio di sangue sono scaturite. Da sciacallo quale egli è, non può certo comprenderne la sacralità e deve anzi combatterla, per mascherare l’enormità del proprio marciume morale. Cosa predica quell’inno? La fratellanza non solo di sangue, ma di comuni ascendenze storiche: una fratellanza che si unisce per portare il frutto di una unione intesa non solo come sterile e vuota retorica, ma come fonte di nuove opportunità e prospettive economiche e sociali. E noi abbiamo vergogna di tutto questo? Ma dovremmo vergognarci di avere vergogna!

Così, quando Napolitano ribadisce che i festeggiamenti vanno rispettati da tutte le forze politiche, soprattutto da quelle che ricoprono delicati incarichi di governo, non fa altro che il suo dovere e per quel che mi riguarda lo fa anche con un ben modesto impegno. Certo, maggiore incisività non gli è consentita dalla Ragion di Stato. Io, dal basso della mia umile condizione di Cittadina, mi si consenta la dannunziana sanguignità, posso concedermi il lusso di levare alta la mia voce ed urlare tutto il mio disprezzo ed il mio sdegno nei confronti di una formazione politica che predica l’odio nei confronti del sentimento nazionale, che incita al vilipendio della Bandiera, che esercita l’intolleranza nei confronti dello straniero e del meridionale, salvo poi fare affari con i vituperati nemici ogni qual volta intravveda un utile tornaconto. Come si spiegherebbe altrimenti la notizia, circolata in rete, della cessione di una frequenza a Radio Padania nel meridionalissimo Salento? Sarà forse perché guardacaso negli stessi giorni in Salento nasce un movimento non troppo velatamente indipendentista che ufficialmente auspica la creazione di una nuova Regione?

Ma queste sono solo miserie e non sono degne della benché minima considerazione in un giorno come questo. In questo giorno preferisco ricordare al Presidente Napolitano e a tutti i miei connazionali il mio orgoglio di essere Italiana perchè

“A egregie cose il forte animo accendono

l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella

e santa fanno al peregrin la terra

che le ricetta.”

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