GvsG: ovvero dalle Stelle alle stalle

Da qualche giorno mi sto dedicando ad una piacevolissima lettura: “La Riforma dell’educazione” di tal Giovanni Gentile che un governo autenticamente fascista, che più fascista non si può, quello di Benito Mussolini, aveva avuto la (pregevole) lungimiranza politica di arruolare nelle vesti di Ministro dell’Educazione Nazionale (definizione che personalmente ritengo più completa rispetto alla semplicistica odierna (D)ISTRUZIONE PUBBLICA). Certo al nostro mancavano tutti i notevolissimi pregi che fanno dell’attuale titolare del Dicastero, Mrs. Maria Star, un faro della politica italiana (italiana ancora per quanto?) presente e futura, degno di raccogliere l’eredità di cotanto papy, pardon!, patron, che con finissimo intuito e altrettanto fine sagacia ne ha riconosciuto le inesauribili risorse politiche, la specchiata integrità umana, l’impagabile coerenza morale, l’impareggiabile professionalità, le smisurate conoscenze, le acclarate competenze e in ultimo le inestimabili capacità professionali. Ma tant’è… Come diceva il buon don Lisander, “Così va spesso il mondo… Per meglio dire, così andava nel secolo Decimo Settimo.” Ogni epoca ha la sua giusta dose di fortuna e di sventura: negli anni Venti i nostri nonni ebbero la disgrazia di sorbirsi un feroce reazionario che aveva l’impudenza di asserire che “l’educazione si propone di sviluppare nell’uomo la libertà, poiché educare è far l’uomo; e l’uomo è degno del suo nome quando… tutto quello che fa, dice e pensa si possa dire veramente che sia egli a farlo, dirlo e pensarlo”. Oggi noi abbiamo la fortuna di vantare un’illuminata gestione della Pubblica Istruzione da parte di Nostra Signora dei Miracoli (nell’acquisizione delle abilitazioni) che, bontà sua, un giorno sì e l’altro pure non fa che pontificare sulla necessità di uno ‘svecchiamento’ del vetusto italico sistema scolastico ed universitario, in favore di una sua più snella gestione. A parte le triviali ed ormai ritrite obiezioni in merito alla sua idea di ‘snellezza’ (eliminandone gli utenti alla radice è quanto meno scontato che il sistema pubblico si snellisca) osservo l’ironia del paradosso: un governo fascista affidava l’educazione delle giovani generazioni nelle mani di un filosofo che aveva il coraggio di teorizzare la libertà come condizione discriminante essenziale per l’efficacia dell’azione educativa. Un governo che si definisce ‘democratico’, assolda una mezza calzetta (sono stata irriguardosa? non me ne voglia il Magnifico Ministro, anzi abbia la compiacenza di perdonarmi: è l’invidia a parlare, visto che son pochi gli anni e i titoli di studio che ci separano… chissà come mai, sia gli uni che gli altri pesano più sulle mie spalle, ma aprono le sue porte) per imporre con metodi (questi sì) fascisti la cancellazione definitiva di qualunque possibilità di crescita culturale per i futuri cittadini del Bel Paese. Il tutto in nome di un millantato interesse per la competitività professionale del sistema scolastico, oggi inquinato da impostazioni nozionistiche che poco hanno a cuore la ‘spendibilità’ della formazione nel mercato del lavoro. Ora: a parte il fatto che fu Gentile a dare una sistemazione veramente competitiva al nostro sistema scolastico, introducendo la Scuola Materna ed il Liceo Scientifico, mentre già prima di lui esso prevedeva una copiosa attenzione alla formazione tecnica, successivamente ribadita nel dopoguerra con l’introduzione di Istituti Tecnici di vario profilo professionale, non si capisce come una Riforma che mira al suicidio della Scuola Pubblica possa farsi garante di quella attenzione per la formazione delle figure destinate un domani a popolare il mercato del lavoro, che il Signor Ministro va invece sbandierando a destra e a manca. Gentile si limitava a teorizzare il rispetto della libertà dell’educando, pur nell’esigenza educativa di un modello di riferimento opportunamente ‘rigido’, conflitto che egli non esitava a definire come “l’antinomia fondamentale dell’educazione”; la nostra (purtroppo ancora) immarcescibile Gelmini, vera pioniera nel campo, si spinge a mettere in atto la sua personale idea di libertà in materia di educazione: libertà di pascere l’educando nella sua ignoranza. Così, se il pessimo fascista introduce il Latino nel Liceo Scientifico e concede da questo l’accesso alle facoltà non umanistiche, in modo tale che possa aspirare ad una dignitosa collocazione professionale anche chi non gode di una tradizione familiare di particolare solidità culturale, nè di mezzi economici considerevoli, l’ottima ‘democratica’ (chiedo venia, ma non riesco proprio a non omettere le virgolette!) cancella questo inutile vecchiume e così esso Liceo, liberato da cotanto inutile ciarpame, viene ad essere artatamente inglobato nell’indistinto universo degli Istituti di Istruzione Professionale. Morale della favola: in luogo di una superflua differenziazione fra Istituto Professionale e Liceo Scientifico, la Riforma della Nostra ammette solo un cosiddetto ‘Liceo Professionale’. Un ibrido dove si dovrebbe studiare di più rispetto ad un vecchio Istituto Professionale per compiacere chi lo ha scelto credendo di iscriversi ad un tradizionale Liceo Scientifico, e dove in effetti si studia molto meno di quanto non si facesse quando era necessario sprecare tempo prezioso a mandare a mente la consecutio dello scandaloso Latinorum. Sorge il sospetto che questa patacca Mrs. Maria Star l’abbia confezionata ad arte per prendersi la rivincita nei confronti di una disciplina nella quale sicuramente non deve aver brillato lei che, per passare l’esame di abilitazione all’esercizio della professione legale (dove notoriamente si richiede almeno una minima conoscenza dell’odiata lingua dei padri) s’è vista costretta ad un passaggio del Rubicone di ben più ingente portata rispetto a quello di cesariana memoria. E non importa che ciò comporti una progressiva snaturazione di tanti altri insegnamenti collaterali ed affini. Tanto, come direbbero gli odiati latini, cui prodest? Se l’obiettivo è quello di formare non Uomini, ma macchine componenti di un’anonima catena di montaggio che un domani possano agevolmente essere manipolate dal Marchionne della situazione, allora si impone ineludibilmente la necessità di evitare con scientifica precisione qualunque loro possibile contaminazione. Noi che per nostra sventura abbiamo avuto l’opportunità di crescere in un’epoca storica in cui la scuola (anche se spesso involontariamente) riusciva a sfornare ancora qualche Uomo, abbiamo avuto modo di leggere e meditare 1984 di George Orwell (riconosco di averlo fatto di recente, ma rimprovero a me stessa con risoluta fermezza il colpevole ritardo) ed abbiamo imparato che la manipolazione dell’Istruzione, dell’Informazione, persino della Lingua e del Pensiero è lo strumento di cui si servono le effettive dittature per l’asservimento del popolo. E Mrs. Maria Star (o meglio chi ne manovra le braccia da marionetta) questa lezione sembra averla imparata più che bene.

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