Una fugace tentazione

Lo ammetto. Per un momento l’ho pensato. E’ stato un pensiero che ha attraversato (nemmeno troppo fugacemente) i più reconditi meandri della mia mente. “Se proprio ne siete tanto entusiasti promotori, tenetevelo! Contenti voi…” Dai discorsi del popolino si impara molto e soprattutto si monitora la situazione. Si osservano gli umori generali, traendo preziose conclusioni. E il popolino, quello che non possiede gli anticorpi culturali per difendersi, ormai sembra essersi immedesimato in un punto di vista aberrante, che giustifica e promuove (addirittura!) la rassegnazione al trionfo dell’abuso sul diritto, sulla base dell’artefatto pregiudizio per cui non ci sarebbero alternative praticabili. Non solo: il popolino aggiunge senza mezzi termini che chiunque ne abbia la possibilità è LEGITTIMATO (si badi bene: legittimato, non giustificato) ad esercitare un abuso dei mezzi di potere perché è questo il prezzo del potere ed è giusto che così sia. Per quel che mi riguarda, a sentire un tale argomentare non ho potuto ignorare il profondo senso di disgusto che fsi impadroniva di tutto il mio essere. Ed è stato in quel momento che, sfuggente come meteora, ha transitato nel mare del miei pensieri la tentazione di mandare tutto a quel paese, mollare la spugna, arrendersi definitivamente all’equazione SICILIA=DISPREZZO DELLA LEGALITA’. E, da siciliana, con tutta la passione umorale che contraddistingue il nostro modus operandi, con plateale risolutezza, gettarsi tutto alle spalle. Ma, nel momento stesso in cui venivo tentata da un tale proposito, mi si presentavano alla memoria (come disciplinati soldatini all’ordine di un invisibile generale) tanti esempi illuminanti. Il mio maestro di vita, nonché professore di lettere classiche, mentre risolutamente pontificava: “Iù fazzu scola!” davanti ad ogni possibile perturbazione dei sereni ritmi dell’attività scolastica, o mentre, con altrettanto risoluta fermezza, ribadiva la supremazia della legalità sul compromesso. La buona fioraia che, contro il proprio interesse, ribadiva la supremazia del fiore deboluccio coltivato nel vaso del parente stretto sull’opulente segno di omaggio postumo acquistato in bottega. Persone lontane dalle ribalte della cronaca, ma non per questo meno importanti. Soprattutto, SICILIANI. Di una specie forse in via d’estinzione, ma siciliani. Ed è a loro che mi sono aggrappata per reagire all’inerzia fatalista che sembrava aver fatto preda di me. SONO SICILIANA ANCH’IO, MA DISPREZZO IL POTERE E NON PROVO ALCUNA INVIDIA PER CHI NE HA TALMENTE TANTO DA DIVENTARE SCHIAVO DI SE STESSO, anzi confesso che un pò mi fa pena. SONO SICILIANA ANCH’IO, ED E’ MIO DOVERE MOSTRARE AL MONDO CHE IO LA PENSO DIVERSAMENTE. SONO SICILIANA ANCH’IO, ED E’ MIO DOVERE RACCOGLIERE L’EREDITA’ DEI LUMINOSI ESEMPI CHE MI HANNO PRECEDUTA.

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