Caro ministro Brunetta, ecco l’Italia migliore!

Nelle ultime ore si sono sollevate numerosissime e doverose polemiche a seguito delle insensate dichiarazioni di un ministro della nostra amata Repubblica (in presenza di cotanto modeste ‘levature’ morali il minuscolo è d’obbligo) su una certa Italia, definita peggiore. A queste dichiarazioni, esternate con proterva e fastidiosa villanìa, questa sì segno inequivocabilmente distintivo del ‘peggio’ cui si intende alludere, vogliamo contrapporre la cronaca di una manifestazione che ha portato ad una piccola ma non trascurabile ribalta l’esempio civico di un’altra Italia, che nel garbo dei suoi naturali rappresentanti si mostra effettivamente come l’Italia migliore.

In una piacevolissima sera di un’ormai prossima estate, in una suggestiva cornice architettonica, un piccolo centro della nobilissima Grecìa Salentina ha avuto l’occasione di premiare, promuovere ed esaltare l’esempio civico di alcune figure di nostri contemporanei, distintesi nella difesa dei valori della solidarietà, dell’umiltà, dell’amore per il prossimo e della conoscenza. Occasione formale, la consegna del premio San Leonardo, conferito dall’Associazione Gruppo San Leonardo di Castrignano dei Greci al Dott. Dino Lefons, decano medico condotto e antesignano della medicina moderna, al Prof. Antonio Greco, docente di Filosofia, scrittore, musicista e maestro di cultura grika, alla memoria del Prof. Angiolino Cotardo, insegnante, studioso e sperimentatore dell’insegnamento nelle scuole della lingua grika, a Pantaleo Corvino, Direttore Sportivo della ACF Fiorentina e, dulcis in fundo, al Dott. Ing. Salvatore Borsellino, fratello dell’eroico Magistrato Paolo.

Caro ministro con la ‘m’ minuscola, forse sarà per ella (con la ‘e’ altrettanto minuscola) motivo di sconcertante sorpresa scoprire le magiche ed ancestrali interconnessioni che si possono riconoscere fra i valori sopra richiamati, di cui l’Associazione organizzatrice del Premio ha inteso riconoscere i destinatari dell’onorificenza come rispettabilissimi rappresentanti. Vede, caro ministro, l’acquisizione di una conoscenza al cui merito potrebbe eventualmente essere riconosciuta la valenza di un Nobel (onoreficenza che come da sua personale e, ci permetta, molto poco elegante dichiarazione, ella ha sacrificato sugli altari del suo impegno politico per il bene di quella stessa cittadinanza che crede di aver il diritto di insultare ad ogni piè sospinto) comporta quale sua naturale conseguenza una disposizione d’animo umile, mille miglia lontana dall’insopportabile spocchia che caratterizza l’ignoranza di molti rappresentanti dell’attuale classe politica di governo. Costoro, incuranti del legittimo sdegno popolare per le scandalose prebende con cui continuano a pascersi mentre la crisi economica determinata dalla loro stessa ingordigia attanaglia sempre più i cittadini che dicono di governare, si trastullano nei vari salotti mediatici disquisendo sul sesso degli angeli e mostrando (coi fatti nel momento stesso in cui li blandiscono con le parole) tutto il loro disprezzo nei confronti di quelli che mostrano di considerare come imbelli sudditi, più che dignitosi elettori cui dover rispondere dell’efficiente adempimento del proprio mandato. La Vera Conoscenza genera, quale sua gemma spontanea, l’Umiltà, ed è da questa vicendevolemente generata: non a caso, come lei mi insegna, Lucifero fu cacciato dal Paradiso per il peccato di Superbia, in cui era caduto proprio per aver millantato una Conoscenza che non poteva competergli. Ma vede, caro ministro, forse sarà il caso che le si spieghi, con parole semplici ed ‘umili’, quale sia l’accezione del termine Umiltà coerente con il contesto cui abbiamo la presunzione di riferirci: non intendiamo parlare dell’umiltà in senso dispregiativo, come assenza di agi economici, forse unica accezione del suo ministeriale dizionario, bensì di quella sana disposizione d’animo che apre al dialogo ed al confronto con l’altro, comunque costruttivo per ambo le parti in causa, ed a seguito del quale ambedue le parti possono maturare una nuova consapevolezza che era prima loro estranea e, dunque, migliorare. L’Umiltà che noi abbiamo come riferimento, si accompagna poi a quell’Amore che sta alla base della ricerca della Vera Conoscenza: e che non può che esprimersi nella sua forma sociale più pura, che i Latini chiamavano ‘pietas’ e che per noi, moderni eredi delle loro vestigia culturali, ha assunto come definizione formale il valore della solidarietà. Come vede, impagabile ministro, questa catena di valori cui s’è fatto riferimento rappresenta una figura etica e morale che non ha prezzo. E’ l’Amore che muove il mondo: ma Amore Vero, sincero, pulito, autentico, che certo non si può incontrare fra le mura delle residenze del ben(bunga)godi cui ella pare sia assiduo frequentatore. Per Amore Paolo Borsellino è morto di una morte atroce: Palermo non gli piaceva ed iniziò ad amarla perché voleva cambiarla. Amandola, decise di accostarsi alla Vera Conoscenza che lo portò all’Umiltà di opporre un cortese quanto fermo diniego ad una candidatura alla Presidenza della nostra Repubblica che avrebbe fatto onore prima di tutto a noi Italiani, stante l’Alta Levatura (con la maiuscola) del personaggio. Per Amore Paolo Borsellino decise di condividere l’acquisita Somma Conoscenza e renderla operativa perseguendo il bene della sua e delle Future Generazioni, con disposizione eticamente solidale.

La Provvidenza Divina tesse i suoi disegni con mirabile maestrìa. Nella stessa sera in cui viene premiato l’impegno di Salvatore Borsellino il quale, umilmente, si definisce solo un ‘catalizzatore’ di consapevolezze e che, sperimentando in prima persona quell’Amore autentico nel cammino (idealmente condiviso col fratello Paolo) di Santiago di Compostela, si sente vocato a riprendere una battaglia etica e civile per un risorgimento morale della nostra amata Patria, vengono attribuiti dei riconoscimenti anche a due insigni cittadini del posto che hanno dedicato le loro energie intellettuali alla promozione di quella particolare traccia che la cultura greca ha lasciato nel territorio salentino quale viva testimonianza di un patrimonio che in molti dovrebbero riscoprire. Ricordiamo di aver visto tempo fa un servizio televisivo in cui si magnificavano le sue non comuni doti di intelligenza e versatilità, grazie alle quali era riuscito nel breve spazio di un’estate ad acquisire il livello di conoscenza delle Lettere Greche necessario all’ammissione alla frequenza del Primo Liceo Classico, provenendo dalla frequenza del Primo Biennio dell’Istituto Magistrale. Ci permetta di dissentire da questa così rosea esaltazione. Le sue recenti esternazioni e soprattutto la modalità di tutte le sue interazioni con l’alter da sè dimostrano che ella non ha in alcun modo colmato quello che non necessariamente è un divario (esistono persone che, pur non avendo spiccato quel salto, hanno avuto accesso alla sostanza di quella conoscenza che a lei sembra del tutto ignota). Forse può averlo fatto nella forma, ma non nella sostanza. Non basta snocciolare paradigmi e declinazioni per dimostrare di aver metabolizzato la Cultura Greca. E’ necessario, tramite la ragionata lettura di quei classici che i paradigmi e le declinazioni consentono solo di gustare nella loro forma originale (apprezzandone così le varie sfumature semantiche ed ideali) vestire un ‘abito’ culturale che è fatto di un Amore che, per dirla con i Greci, diviene Empatia e che noi moderni conosciamo come solidarietà.

Quest’abito Paolo e Salvatore Borsellino lo hanno indossato, ed insieme a loro tutti i rappresentanti dell’Italia Migliore che ella non conosce e che si permette di offendere e calpestare senza nemmeno ascoltarne le istanze: lo hanno indossato oggi e lo consegnano alle generazioni future di una Italia che finalmente s’è desta. Lei, ci permetta, caro ministro, non solo lo ha ignorato, ma ha fatto di molto peggio. Ha consapevolmente deciso di non indossarlo, disprezzandolo quale inutile cencio. Di questo, se non ai tribunali civili e penali, dovrà rispondere al Tribunale della Storia!

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