Arrestato l’INCENSURATO Gaetano Riina. Onorevole Paniz, ora come la mettiamo?

Carissimo Onorevole,

solo pochi giorni, direi poche ore fa, assistendo alla trasmissione di Lilli Gruber, abbiamo avuto l’immenso ‘piacere’ (si fa per dire!) di sentirLa pontificare a proposito della prescrizione breve, che Lei ritiene un atto di giustizia, in quanto, citiamo testualmente le Sue parole, “trattare nello stesso modo le persone incensurate e le persone recidive è una cosa non giustificata, non corretta”. Si da il caso però che proprio oggi sia giunta la notizia dell’arresto di tale Riina Gaetano, fratello minore del più noto Salvatore, detto Totò, accusato di essere il nuovo capo del mandamento mafioso di Corleone. Si da anche il caso che i telegiornali nazionali (non tutti, per la verità) abbiano incautamente osservato come il Nostro, malgrado le serissime accuse che gli vengono mosse e gli illustri legami di parentela che certo non possono farne un mite angioletto perseguitato dall’accanimento giudiziario di procure forcaiole, sia riuscito ad arrivare alla veneranda età di 78 anni da INCENSURATO. E’ un errore dei cronisti? Una svista? Le nostre orecchie ci hanno tratto in inganno? Tutto è possibile. Ma poniamo solo per un istante che sia tutto vero: che effettivamente Gaetano Riina risulti un cittadino dall’immacolata fedina penale. Eppure, a parte i commenti entusiasti dei soliti oltranzisti innamorati delle toghe rosse, anche il ‘vostro’ Carlo Vizzini commenta in proposito del suo arresto che ‘buon sangue non mente’ e, se tanto ci da tanto, ciò vuol dire che don Tano precisamente un mite agnellino non debba essere. Secondo il Suo rispettabilissimo metro di giudizio però, don Tano in linea di principio non andrebbe trattato alla stessa stregua del fratello Totò, pericolosissimo recidivo. In virtù di quale principio? Perché è riuscito a farla franca delinquendo esattamente come il fratello mentre il più noto Totò ci metteva la faccia? Totò ha brindato alle notizie della bomba di Capaci e del tritolo in via d’Amelio (Ci consenta di manifestargli tutto il nostro disprezzo per questo) e sono quasi venti anni che ne siamo a conoscenza e lo giudichiamo come merita. Tano, più discretamente, tomo tomo, cacchio cacchio, come direbbe l’unico Totò al quale in queste righe va il nostro rispetto, il Principe Antonio de Curtis, ha curato l’orticello di famiglia senza farsi beccare con le mani nel sacco. Almeno fino ad oggi. Quale sarebbe il suo vanto? Quale sarebbe il principio di giustizia che lo rende degno di un trattamento di favore rispetto a quel mascalzone di suo fratello Totò (il Riina)? Lei obietterà che non ha senso porsi il problema in quanto non vi è mai passato per la testa di annoverare i reati per cui questi ‘signori’ sono perseguiti nella lista dei beneficiari della vostra geniale intuizione giuridica. Ci consenta però di osservare che la nostra obiezione rimane comunque valida e che l’eclatanza dell’esempio lo rende in ogni modo calzante.

La verità, stimatissimo (ma non troppo, per quel che ci riguarda) onorevole, è che questo esempio svela la sua affermazione per quello che è: una grandissima bufala, una balla colossale, pronunciata con arte machiavellica per catturare con lo specchietto del garantismo quelle allodole che Lei, onorevole, insieme ai Suoi degni compari, ritiene tanto sciocche da cadere nel sacco ogni qual volta a voi salta il grillo di ficcarcele. Si tratta però di un sacco pieno di smagliature: questa ne è forse una delle più evidenti. Il principio di fondo che ispira la norma è errato. Vero è che i reati che si ascrivono alla responsabilità dei fratelli Riina possono non ricadere nell’elenco delle violazioni del codice che beneficiano della suddetta agevolazione, ma è anche vero che il caso, per quanto sfugga dalla norma, è paradigmatico. Poniamo ad esempio che due fratelli, Totò e Tano, si siano macchiati, come nel nostro caso, del medesimo reato e che il fratello che è riuscito a farla franca ed a rimanere incensurato sia finalmente colto in flagrante e, per la natura del reato, rientri nella casistica cui si estendono i benefici di legge. Avrebbe diritto ad un trattamento di favore solo perché incensurato? E l’altro? È solo più fesso perché s’è fatto beccare? E non importa che il reato in questione sia meno grave di quelli che vengono imputati ai fratelli Riina. Conta il principio. Poniamo il caso che Totò e Tano siano due delinquenti da quattro soldi, che falsificano i bilanci di una piccola società. Totò viene beccato, si fa degli anni di carcere, ma tanto c’è Tano a mandare avanti l’azienda e tutto è a posto. Poi però si scopre che Tano agiva con le stesse modalità del fratello, solo che ha avuto l’accortezza di rimanere incensurato. Si può serenamente sostenere come Lei suggerisce che le responsabilità di Tano siano meno gravi di quelle di Totò e che Tano abbia diritto ad una maggiore clemenza da parte dello Stato?

Perché, caro onorevole, se lo lasci dire, il suo ragionamento porta sì ad una autentica ingiustizia: il povero Totò, REO DI AVERCI MESSO LA FACCIA, son quasi venti anni che si busca i nostri Vaffa (nel caso del Riina quelle sciocchezzuole e bazzecole come carcere duro in regime 41 bis e via discorrendo) mentre il più astuto Tano, non solo gli ha fatto le scarpe, ma oggi, presentandosi da incensurato, può vantare un privilegio che non è concesso alla ‘cosaccia’, al recidivo Totò. E così per i nostri ipotetici falsificatori di bilancio si mostrerebbe una ingiusta disparità di trattamento! Per quale ragione Totò dovrebbe pagare più di Tano?

Che ingiustizia! Non avremmo mai pensato di dirlo, ma a questo punto, povero Totò! Quasi quasi ci sarebbe da manifestargli la nostra solidarietà!

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