Il ritorno di Tangentopoli? Magari!

Il diciassette febbraio del 1992 avevo ancora diciannove anni. Una mattina mi ero trattenuta in casa a sfaccendare dopo un periodo di intenso impegno nello studio e fu così, fra un lavaggio dei pavimenti ed un carico di lavatrice (perché noi bamboccioni inutilmente pluriqualificati abbiamo fatto anche questo senza che nessuno ci spianasse la strada a nostra insaputa) rimasi ipnotizzata dall’Edizione Straordinaria di un Tg1 che non era ancora Tg di Uno: arrestato il faccendiere Mario Chiesa per l’affare Pio Albergo Trivulzio. Da lì fu un crescendo. L’appuntamento quotidiano con l’informazione televisiva era quasi una specie di bollettino di guerra dove io avevo la piacevole sensazione di stare dalla parte di coloro che potevano finalmente gustare un epocale quanto tardivo riscatto del Diritto sul Ladrocinio. Qualche settimana dopo, però, la prima doccia fredda: strage di Capaci. Colpo inferto a quella Magistratura che aveva osato combattere concretamente il cancro mafioso, ribadito con la strage di via d’Amelio, a significare che la difesa dello Stato e delle Istituzioni dall’inquinamento politico mafioso si paga a prezzo della vita. Gli entusiasmi di noi ‘giovani forcaioli’, che finalmente cominciavamo ad intravvedere la possibilità di tradurre in realtà il sogno di riscatto dei nostri padri da sempre vittime di un potere proditorio, iniziarono a traballare. Pure, molti di noi continuarono a sperare. I bollettini di guerra quotidiani dilagavano a macchia d’olio, finendo per trascinare nel fango anche quei santuari del potere che solo fino a qualche stagione prima apparivano intoccabili. Si arrivò così al famigerato linciaggio del Raphael: con un’insolita emozione rimasi affascinata a guardare Craxi che si infilava di soppiatto nella sua auto blu, illudendomi che insieme a lui fuggissero verso l’ignoto tutte le brutture dell’Italia.

                  

Sentivo dentro di me che qualcosa stava cambiando. Era vero: qualcosa stava cambiando. Ma era il cambiamento che tutti noi ingenuamente auspicavamo? Mio padre, con la voce dell’esperienza, mi confessava la sua insoddisfazione, mentre io giudicavo il suo scetticismo come il segno di un esagerato fatalismo.

A distanza di quasi vent’anni qualcuno dice che si torna a respirare quell’atmosfera. Purtroppo non è così. Allora era una società ancora sana che gioiva nel veder chiamati i ladri col loro nome e comunque era capace di indignarsi anche quando i ladri per discolparsi sostenevano di aver rubato in nome di un interesse supremo, a loro estraneo. Allora si riteneva di dover dare almeno l’impressione di ripulire le istituzioni dal marciume e così si adottavano provvedimenti legislativi che almeno formalmente dovevano dare all’ingenua opinione pubblica l’impressione di costituire un deterrente per una futura reiterazione del delitto. Oggi no. Oggi la casta ha raggiunto un livello di legittimazione popolare (che se lo sia dato grazie al martellamento dei mezzi di comunicazione di massa poco importa, conta lo stato dell’arte) per cui non solo la gente sa che è inutile indignarsi, ma perfino le Istituzioni (anche le massime, purtroppo!) predicano la necessità di evitare la tentazione di protagonismo che io intendo invece come suggerimento di ‘scendere a patti’ con il potere, in modo da scongiurare il pericolo di essere tacciati di atteggiamento forcaiolo. Io però vado contro questo supremo monito: SONO FORCAIOLA E ME NE VANTO!!!!!!!!! Se essere forcaioli significa essere stufi di una casta di ladri, mafiosi, assassini che si industria per delinquere impunemente ebbene sì: SONO FORCAIOLA ED ORGOGLIOSA DI ESSERLO! Se essere forcaiola significa augurarsi che il Diritto valga ancora qualcosa e che i ladri che rubano sapendo che la conseguenza è la galera non abbiano ragione di essere ‘protetti’ da nessuna norma costituzionale, allora sì, lo ammetto: SONO FORCAIOLA! ASPETTO ANCORA IL MIO RISCATTO, CHE MI è STATO RUBATO QUANDO QUALCUNO APPROFITTò DELLA MIA BUONA FEDE PER IL PROPRIO TORNACONTO. Aspetto il riscatto della mia Patria, che non ha mai meritato un simile scempio.

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