Perché non decretiamo il lutto anche per il 17 Marzo?

Sento da più parti levarsi gli strali delle opposizioni politiche e sindacali contro la soppressione delle festività laiche del 25 Aprile, del 1 Maggio e del 2 Giugno. Posto che condivido pienamente queste posizioni critiche non solo per ragioni di ordine ideale, ma anche di ordine pratico (una sana per quanto breve pausa lavorativa può rivelarsi un incentivo della successiva produttività) mi chiedo: e il 17 Marzo? Possibile che quando c’era da bacchettare il Governo perché nicchiava sull’opportunità di istituirla come Festa Nazionale le opposizioni di sinistra dimostrassero un insolito sentimento patriottico che ora hanno completamente dimenticato?

Eppure il 17 Marzo avrebbe potuto rappresentare un’occasione di coesione molto più forte, concreta e soprattutto efficace delle altre (pur rispettabili) festività.

Innanzitutto il 17 Marzo era la Festa di TUTTI GLI ITALIANI, senza distinzione di credo politico e bandiera ideologica.

Non solo: il 17 Marzo avrebbe potuto rivelarsi la FESTA DEGLI ITALIANI ONESTI, novelli patrioti in lotta contro un regime di ladri e farabutti.

Il 17 Marzo precedeva, idealmente e cronologicamente, le altre festività contro le quali è calata la mannaia governativa ed avrebbe potuto essere coltivato come un’occasione per cementare una coesione civile che ha sempre faticato ad imporsi sul ‘bello italico suolo’, dal dopoguerra in poi. Eppure si tratta di una coesione la cui urgenza appare giorno dopo giorno più pressante!

Infine, il 17 Marzo avrebbe potuto diventare la data simbolica del nostro nuovo riscatto ‘carbonaro’, magari sotto la spinta di pulsioni ideali come quelle che supportano l’iniziativa dell’ammirevole Gaetano Ferrieri.

Per quel che mi riguarda, dopo aver avuto solo una possibilità nella vita di festeggiare questa ricorrenza (o almeno così pare!) ho deciso che dal mio terrazzo il Tricolore sventolerà finché avrò vita… Sono Italiana e non intendo farmi scippare della mia identità nazionale!

Caro Di Pietro, questa volta non ci hai azzeccato…

Caro on. Di Pietro, mi conceda di condividere il suo famigerato slogan, divenuto ormai storico, con qualche piccolo adattamento.

Questa volta, a quanto pare, caro Tonino,  Lei non ci ha azzeccato. Noi poveri Italiani onesti e stufi di questo insaziabile putridume imperante, nel corso di questo Agosto funestamente memorabile, abbiamo ascoltato con interesse le dichiarazioni della cosiddetta ‘opposizione’ parlamentare a questo governo di marionette, di cui Ella sostiene di far parte. Le sue posizioni inizialmente segnavano una ‘timida apertura’ a discutere del merito delle proposte governative, in osservanza del monito del Quirinale, poi successivamente rientrata all’indomani del famoso Venerdì di ‘Lacrime e Sangue’. Ella ha doverosamente preso le distanze da una manovra che suggerisce ad ‘Avvenire’ il severo ammonimento: “Chi ci governa e chi siede in Parlamento ricordi che, da oggi, tutto ciò che verrà scontato o addirittura perdonato a questa Casta peserà 45 miliardi di volte in più nel giudizio degli Italiani onesti”. Giustissimo. Ella ne ha dunque preso le distanze. Ma, nel farlo, ha addotto delle motivazioni generiche, diverse da quelle che noi, autoiscrittici (per minima ed indegna ma pur esistente militanza sul campo) al cosiddetto ‘popolo dei referendum’, ci saremmo aspettati di veder addurre da chi, all’indomani del 13 giugno, è stato osannato come ‘vincitore’ della battaglia referendaria. Perché, caro on. Di Pietro, è vero che questa manovra è ingiusta perché fa scontare la crisi ai dipendenti Statali che non l’hanno prodotta e invece consegna il solito salvacondotto agli speculatori che ne sono responsabili (gustosissima a questo proposito la storiella pubblicata oggi dal ‘Fatto Quotidiano’, a firma di Luca Telese, l’Amaro risveglio di Speranzoso Azzurro) perché cancella di fatto le tredicesime dei dipendenti pubblici, penalizza il lavoro dando formale legittimazione al metodo Marchionne  e frena la crescita. Ma, soprattutto, è una vera e propria vergogna il fatto che si propagandino supposte cancellazioni di privilegi della ‘Casta’ per rabbonire i cittadini mentre si adottano provvedimenti tesi a sovvertire di fatto il parere palesemente dichiarato dal 95% degli elettori votanti aglì ultimi referendum. Ricordiamo tutti benissimo i Suoi spot che invitavano gli elettori ad andare a votare ed a votare quattro Sì. Noi tutti ne abbiamo dato massima diffusione. Ora il quesito proposto nella scheda rossa “Gestione dei Servizi di Interesse Generale”, pur avendo come immediata ricaduta il settore dei Servizi Idrici, non riguardava solo l’acqua, ma ogni possibile servizio che lo Stato fornisce ai Suoi cittadini. Nella presente manovra-rapina questa manica di malfattori ha mostrato di infischiarsene del solenne pronunciamento degli elettori, riproponendo delle norme tese alla privatizzazione dei SIG (Servizi di Interesse Generale) come se nulla fosse, al pari di chi, fischiettando fischiettando, spera di uscire dal ristorante senza pagare il conto e facendola franca. Non solo: si eliminano gli incentivi alle rinnovabili, il che è come dire che si vuole lentamente ma inesorabilmente indurre il popolo schiavo (non più sovano!) a maturare la convinzione che il ricorso all’energia nucleare sia l’amaro calice da trangugiare, magari col cuore che gronda sangue insieme a quello di Qualcuno cui ha avuto la sconsideratezza di affidare le sue sorti (e del quale, per curiosa quanto imbarazzante combinazione, contemporaneamente il portafoglio gronda soddisfazione, visto che, nell’altalena delle rilevazioni borsistiche, nelle stesse ore in cui veniva annunciata la manovra le azioni delle Società di Famiglia marcavano un cospicuo guadagno…).

Carissimo Tonino, noi strenui sostenitori dei quattro Sì referendari ci saremmo aspettati questo discorso da chi come Lei non ha esitato ad autoproclamarsi come alfiere del cambiamento: la manovra è iniqua perché, fra le altre cose, carissimo popolo bue (perché tale questi signori vi considerano) se ne frega delle Vostre opinioni. Avete inutilmente speso soldi che magari oggi avreste sperato di risparmiare sul taccheggio ai danni delle Vostre Risorse (ma che evidentemente non Vi avrebbero mai risparmiato) e avete perso tempo prezioso andando a votare: tempo che non ricupererete più, visto che come schiavi non avrete più diritto a festività (bellissima la precisazione, non concordatarie). Questi le privatizzazioni le fanno, non hanno alcuna intenzione di mollare la gallina dalle uova d’oro, basti sentire il motto del ministro dei Beni Culturali Galan VENDERE! VENDERE! VENDE RE!. Questi il nucleare Ve lo imporranno facendoVelo trangugiare con l’imbuto, e nel modo più bestiale: costringendoVi ad essere Voi per primi a convincerVi che si tratta di una scelta inevitabile. Magari avremmo immaginato di sentirLa chiosare con una delle sue ormai consuete filippiche sull’attacco alla Giustizia, perpetrato con il varo della norma sul Processo Lungo mentre giocavano a fare i Legislatori in attesa di mettere in atto le istruzioni della BCE. Tanto per guadagnare tempo prezioso e portare a casa una nuova ‘legge ad canaglias’ per tutelare il Capo e tutti i suoi pari prima che si scateni la Rivolta popolare di cui mostrano di avere un certo timore. Sempre in osservanza della determinazione di trattare le opinioni del popolo bue come carta utile a scopi non propriamente edificanti, ma forse ben più nobili delle loro coscienze.

Orbene, nulla di tutto ciò da parte Sua.

A questo punto, caro Tonino, gettiamo la maschera. L’Italiano non è un popolo bue e nessuno ha il diritto di prenderlo in giro ed approfittarsi di lui. Se Ella desidera non essere accomunato nel severo giudizio di cui parlavano i Vescovi, non basta fotografare e diffondere qualche menu della Buvette di Montecitorio per dimostrare che si sta dalla parte del popolo. Siamo tutti bravi a sostenere di non aver mai approfittato di privilegi che pure ci erano consentiti. Tanto, chi ci può smentire? Diverso sarebbe il discorso se si mostrasse quella coerenza di cui ormai non si può più fare a meno. E, soprattutto, diverso sarebbe il discorso se, invece di appendere la bandiera su ogni iniziativa che può riscuotere il plauso degli Onesti, a questi Cittadini Onesti si desse fattivamente manforte. Perché non muove una campagna di stampa per sostenere il gesto del novello patriota Gaetano Ferrieri? Forse perché gli Italiani che lo appoggiano sono stufi di tutti coloro che hanno titolo a frequentare i palazzi della politica e dunque anche di Lei? Noi certo ne condividiamo la protesta e cerchiamo nel nostro piccolo di diffonderne la voce, ma se Ella si muovesse il gesto avrebbe una maggiore visibilità e potrebbe contribuire a convincere la gente onesta che magari è pur vero che non sono tutti uguali, che forse esiste ancora qualcuno da salvare dentro quei bellissimi palazzi storici, diventati sedi di lupanari della politica.

Perché il nostro beneamato Presidente del Consiglio diventerà ogni giorno di più uno ‘stupratore della democrazia’, questo è vero (e quando mai più di oggi?) ma chi provvidenzialmente dimentica di farglielo notare dopo averlo tanto pesantemente redarguito in proposito, credo che non possa esimersi da doverosa critica.

È giunto il momento di gettare la maschera, on. Di Pietro. O dentro, o fuori! Non sono più ammessi temporeggiamenti. Le lacrime ed il sangue appartengono al popolo Italiano ed ai Martiri che hanno sacrificato la vita per dargli una Patria… Non vi è consentito piegarli disgustosamente ai vostri scopi.