BEPPE GRILLO A LECCE: DI FRONTE AD UN GOVERNO CHE SEMINA L’ODIO SOCIALE UN BENEVOLO RICHIAMO ALLA PARTECIPAZIONE CIVICA

Lecce, Pasquetta 2012: sembra inverno. Per il rigore del clima, certo, ma non solo. Un altro, ben più spietato rigore minaccia la serenità dei volti di alcuni dei pochi temerari che si aggirano per le vie della città barocca. Famigliole in vacanza che non rinunciano al sacrosanto compito genitoriale di instillare nei piccoli l’amore per l’arte attraverso l’osservazione delle meraviglie architettoniche del capoluogo salentino, malgrado un profondo senso di sgomento interiore. Lo leggi negli occhi dei padri, che mostrano ai figli i fregi dei palazzi padronali nascondendo un velo di tristezza, un’ansia sottile che hanno cercato di esorcizzare rincorrendo l’atmosfera che ancora si respira passeggiando per le vie del centro, a Lecce come a Firenze, a Roma, in ogni angolo della nostra bellissima Patria, ricca di risorse naturali, artistiche e di ingegno umano. Ma è un’atmosfera minacciata, ed anche se la Ragione non ne ha la piena consapevolezza, il Cuore lo avverte. Ed allora non può che guardare ai segni di tutto ciò che siamo stati e che ancora siamo (e torneremo ad essere, se solo lo vogliamo!) con un velo di mestizia, un’inconsapevole ed inespressa tristezza. Cosa ha generato questa tristezza? Fin troppo facile la risposta: la crisi. Ma quale crisi? Quella che ha fatto raddoppiare il prezzo della benzina in soli tre anni? Certo: quella crisi. Ma quella è solo la goccia che sta facendo traboccare il vaso. La crisi autentica risiede nel furto che viene diuturnamente perpetrato ai nostri danni. Furto di entusiasmo e soprattutto furto di speranza. E, quel che è peggio, nell’istigazione all’odio del fratello contro il fratello. Il commerciante odia lo statale che non consuma il suo stipendio nell’acquisto dei suoi prodotti, lo statale odia il commerciante vittima del sospetto di evasione e ultimo anello di una catena che comporta il rincaro dei prezzi causato da una economia malata, solo per fare un esempio. Un cane che si morde la coda, al guinzaglio di un padrone (le lobbies dei pochi magnacci della finanza, formalmente rappresentate dai maggiordomi in montiana livrea) che con un ghigno sottile di autocompiacimento promuove la ‘svendita’ delle risorse nazionali al miglior offerente. Non importa chi sia l’acquirente: una Cina che -assurdo paradosso- in qualità di ultimo baluardo del Comunismo al potere disconosce e calpesta le minime regole di giustizia ed equità sociale e pretende come contropartita che da noi si faccia lo stesso, una Germania esosa e cieca, un’India emergente, rampante, bramosa così come il Brasile di affrancarsi dall’etichetta di Paese sottosviluppato, o peggio ancora gruppi di potere privati (i più pericolosi, perché anonime congreghe di poteri occulti). Qui, nel Bel Paese, si sguinzaglia la Finanza a multare la maestrina che dà lezioni private per barcamenarsi, si portano gli imprenditori onesti al suicidio, si costringe il pensionato che vive in ospizio a pagare l’IMU su una casa che ha dovuto (spesso dolorosamente) abbandonare unendo al danno la beffa, mentre si chiudono gli occhi sui ladrocini dei partiti, si ha l’impudenza di affermare che gli immobili delle fondazioni bancarie sono esentati dal pagamento IMU in quanto per lo più effettuano beneficienza, ma soprattutto ci si rende colpevoli del padre dei silenzi. Si crede che ingenerando l’odio sociale si potrà beatamente continuare a tacere: tanto la gente, vedendo nel suo prossimo vicino il nemico, non riconoscerà il vero colpevole, la Truffa delle Truffe.

In questo clima triste, un bagliore di luce arriva da chi denuncia in prima persona che in un Paese normale avrebbe continuato a svolgere il proprio mestiere: giullare di professione che paradossalmente, in un’era in cui la Nazione è in mano ad una congrega di autentici buffoni, arriva ad ergersi a legittimo paladino di uno Stato Sociale che quegli stessi burattini stanno sgretolando, mattone dopo mattone, in cambio non solo di prebende e privilegi, ma di una impunità formale che gli eviti la galera, ma che non potrà mai assolverli di fronte al più importante dei Tribunali, quello della Storia. Un giorno si ricorderà quest’epoca come l’epoca dei rivolgimenti. Leggi truffaldine fatte dai fuorilegge e combattute con le armi del Diritto (quelle che ancora non sono riusciti a spuntare) da chi proprio per questo viene bollato dell’etichetta di sovversivo fuorilegge, buffoni codardi e vigliacchi assurti ai ruoli di potere che svendono il proprio onore per il biblico piatto di lenticchie, messi alla berlina e contrastati da un comico. Tanto di cappello a quel comico che si riconosce prima di tutto come Cittadino Italiano e sente in quanto tale l’obbligo di sfruttare la propria visibilità mediatica per fungere da ‘catalizzatore’ di un sentimento di rivalsa che si percepisce ovunque come un fruscio sottile e spesso inconsapevole. Tanto di cappello al messaggio di ‘conciliazione’ CONTRO L’ODIO SOCIALE. Odio promosso da una subdola politica che risponde con un secco e proditorio ‘NO!’ alla richiesta di commenti sulle proprie responsabilità. Episodi recentemente registrati dalle cronache nazionali di suicidio di imprenditori, sopraffatti dalle vessazioni fiscali e dal blocco degli accessi al credito da parte di quelle banche che tirano le redini del governo. Morti atroci delle quali quello stesso governo si lava le mani con una criminale improntitudine, che farebbe arrossire le peggiori attitudini autoassolutorie di Pilato. Tanto di cappello alle soluzioni proposte. NAZIONALIZZARE LE BANCHE, IMITARE L’ESEMPIO DELL’ISLANDA E DEL BELGIO (che dimostrano come un’assenza di governanti sia da preferire alla presenza di governanti disonesti e collusi con poteri occulti) ma soprattutto SPEZZARE UNA CATENA: RITIRARE UNA DELEGA CONSEGNATA IN BIANCO E DELLA QUALE GENTE PRIVA DI SCRUPOLI E DIGNITA’ HA DIMOSTRATO DI FARE LERCIO ABUSO. NON BASTA METTERE UNA ‘X’ SU UN SIMBOLO CHE IN QUESTO MOMENTO PUO’ DIMOSTRARSI AFFIDABILE, E’ NECESSARIO CAMBIARE STILE DI VITA POLITICO. Iniziare a curare i propri interessi, non solo come individui, ma come Cittadini e come Popolo. E’ questo il messaggio più importante che ci viene consegnato in un momento in cui tutti siamo consapevoli che questa melma putrida e indegna che ci soffoca deve essere spazzata via ‘con le buone, con le semibuone…’ Non finisce la frase, Beppe, le parole gli muoiono in gola, ma in ognuno di noi una vocina interiore si trasforma in un potentissimo urlo disperato che è facile immaginare. Eppure rimangono dei puntini di sospensione a mezz’aria. In quei puntini di sospensione sedimenta tutta l’essenza del particolare momento che stiamo vivendo. Si cambia dal basso, iniziando a lavorare per tutelare localmente quei baluardi di uno Stato Sociale in cui tutti noi siamo nati e che abbiamo sin qui considerato scontato (nessuno di noi, caro Beppe, sa cosa voglia dire vivere senza, ma stiamo dolorosamente iniziando a comprendere che nelle mani di questi cerberi presto purtroppo impareremo a sperimentarlo) finché poi, pian piano, si riuscirà a lavorare ai livelli più alti per ripristinare ciò che oggi ci viene tolto e che domani ricostruiremo più bello. Al punto che si riuscirà anche a combattere la vera causa che tutto questo male ha partorito. L’inganno di una truffa legalizzata che ci ha privato di quella sovranità monetaria che negli ultimi mesi ha consentito all’ottima Cristina di traghettare la sua Argentina dalla situazione disperata del 2001 all’attuale fase di ottima ripresa del PIL con una politica sensatamente autarchica, laddove -notizia che mi ha raggelato il sangue nelle vene- la nostra Italia dipende per il 51% dalle importazioni estere sulle derrate alimentari! Cosa vuol dire questo? che se non cambiamo rotta non saremo nemmeno in condizione di imitare l’esempio di Islanda, Belgio, Argentina, Ecuador e quanti altri Paesi hanno rovesciato la tirannia delle elites dei magnacci finanziari, perché ci affameranno! Allora? Iniziamo dai Comuni. Portiamo i cittadini nei Comuni. A difendere concretamente il Bene Comune. Ma su presupposti diversi: Uno vale Uno. Cittadini intercambiabili che non siano allettati dalle sirene dei privilegi e che non abbiano bisogno di tesorieri perché i tesori da gestire appartengono a tutti: sono le incommensurabili bellezze che ci appartengono per diritto di nascita. Dono della natura o frutto dell’ingegno umano, sono nostre e se le difendiamo in prima persona nessun lacchè di potenti le potrà mai svendere per ripagare (inutilmente) un debito truffaldino!Image

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