Imola 2015: Da Utopia a Eutopia

C’era una volta l’Utopia di Tommaso Moro. Un meraviglioso regno dell’impossibile, una realizzazione immanente dell’iperuranio platonico e per ciò stesso un ‘Non-Luogo’. Nel corso dei cinque secoli che ci separano dalla stesura di quello scritto è invalso l’uso di considerare utopia ogni idea particolarmente azzardata che precorre i tempi. Non stupisce pertanto che sia bollato col marchio subdolamente infamante di utopia ogni tentativo di scuotere le fondamenta di un sistema che sta lì lì per crollare, ma che si regge -questo sì per miracolo- su traballanti architetture, sostenute con mezzi eticamente riprovevoli da personaggi per lo più approssimativi, se non proprio squallidi.
La Rivoluzione Culturale che il M5S sta mettendo in atto viene frettolosamente bollata con l’etichetta di utopia: un sogno irrealizzabile per i più ingenui osservatori, incuriositi dalla singolarità della nuova proposta, se non peggio un incubo terrificante, incombente sui destini del Popolo Italiano per i più accaniti detrattori, spaventati dalle reali potenzialità del fenomeno.
Eppure hanno torto sia gli uni che gli altri. La Rivoluzione Culturale che il M5S prospetta non è un sogno irrealizzabile, ma sta divenendo ogni giorno di più una irrinunciabile necessità che per forza di cose passerà dalla sfera del probabile a quella del possibile. D’altro canto, lungi dall’essere lo spauracchio che molti osservatori intellettualmente poco onesti temono, essa non si propone alcun fine oscuro, se non quello di attualizzare un concetto che forse è stato inspiegabilmente trascurato e negletto in anni in cui è trionfato il mito del Capitalismo rampante, che mostra ormai tutte le sue criticità: la felicità dell’uomo non consiste nell’accumulo indiscriminato delle ricchezze (ci sarebbe poi da intendersi su cosa si debba considerare una ricchezza) ma nella realizzazione di uno stile di vita sostenibile, che consenta di conseguire gratificazioni di più marcato spessore.
Per troppo tempo si è guardato a questa novella utopia con diffidenza, o peggio con supponenza. Si è preferito sbeffeggiare i cosiddetti “grillini” al più come individui volenterosi o novelli Savonarola in un oceano di squali in cravatta e doppiopetto, quando non si è scelto di indulgere in veri e propri insulti, sintomo di una malcelata insofferenza della cosiddetta “Casta” alla potenza dirompente del loro messaggio e del loro operato. Quel che però non si riesce a comprendere è che la Rivoluzione Culturale che il MoVimento persegue possiede un carattere epocale. Non si tratta della ricerca di un Non-Luogo ma di un Buon-Luogo. Vogliamo rendere reale ciò che finora non si è mai realizzato, pur essendo indubbiamente possibile.
Una società equa, anzitutto.
Una società sana.
Una società ove, pur nella consapevolezza che l’istinto umano palesa la sua immagine nell’homo homini lupus, il principio di comunità solidale universalmente riconosciuto consenta di calmierare opportunamente il prezzo dell’investimento in termini di competenze, energie e sano conflitto dialettico che il singolo è tenuto a prestare al consesso sociale.
Il mito del Capitalismo rampante che porta all’affermazione dell’individuo sotto la spinta della ricerca dell’utile mostra ormai tutte le sue falle. Cosa è giusto perseguire? L’utile fine a se stesso inteso come tensione spasmodica verso un accumulo di “ricchezze” vacue, o la felicità che deriva dal soddisfacimento di bisogni non solo materiali?
È più gratificante la ricerca dell’Utile o del Bene?
Ecco: noi restiamo convinti che sia più gratificante e dunque eticamente e concretamente preferibile la ricerca del Bene.
Un Bene riconosciuto nella sua prospettiva più completa, non solo come affermazione economica, ma anche come effettiva crescita dell’individuo nel consesso sociale e dunque della comunità tutta. A tal fine ci confrontiamo su progetti concreti, ricerchiamo e prospettiamo le possibili soluzioni ai problemi che si presentano di volta in volta; in una parola, comunichiamo solidalmente.
Laddove questo nuovo modello di società operosa e solidale comincia a prendere piede i risultati sono tangibili: è un Buon-Luogo, piuttosto che un Non-Luogo.
E oggi a Imola a questo siamo chiamati. Mostrare come Utopia, il Non-Luogo dell’Immaginario, possa diventare Eutopia, il Buon-Luogo del concreto.

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